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Moda non anoressia Stampa

 

Toccante e preoccupante il caso della modella brasiliana Carolina Reston deceduta tempo fa a causa dell'anoressia.
E' grave, è terribile, ma non penso che moda ed anoressia siano due sinonimi e debbano necessariamente andare di pari passo, come certi strilli di stampa vogliono far apparire.

In molti anni di lavoro nella moda ho conosciuto una sola modella anoressica, era una giovane promessa ed era la sorella di una famosa top americana. Non credo che il suo problema fosse il non vedersi abbastanza magra per sfilare, credo che il suo volersi annullare fosse un disperato grido di attenzione per un disagio ben più profondo.

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Non sono un medico, non sono uno psicologo e non voglio quindi addentrarmi in materia che non mi compete, ma ho conosciuto ragazze anoressiche e bulimiche e nessuna di loro aspirava a fare la modella, il loro vedersi inadeguate di fronte allo specchio era un problema ben più profondo e tanto lontano dall'effimero mondo della moda.

La moda fa sfilare taglie che vanno dalla 38 alla 42, dipende anche dallo stilista, ma in negozio le clienti trovano la propria taglia e personale che si prenderà cura degli eventuali ritocchi sartoriali. La moda fa sfilare quelle taglie perché in passerella deve emergere il vestito e non il corpo, è quello che i clienti e i buyer venuti anche dall'estero vogliono vedere per decidere se acquistare o meno. Per esigenze di praticità, oltre che economiche, in passerella sfila un campionario, non l'intera gamma di taglie, e le modelle vengono scelte con requisiti simili per annullare il più possibile il lavoro di ritocco sartoriale che sarebbe notevole se sfilassero 6 taglie diverse e 20 altezze diverse.

La soluzione per prevenire l'anoressia non è abolire la 38 o la 40; a prescindere dal fatto che così non saprei più dove vestirmi, sono alta 1,60 ed avendo una costituzione normale vesto quelle taglie, e non solo la sola; questa azione non cura né il sintomo, né la causa.

Contrastare l'anoressia vuole dire riconoscerne i sintomi, sostenere la persona che ne soffre in ogni modo facendola sentire considerata, compresa e accettata. La parte più difficile per chi è vicino a queste persone è individuare il problema, le anoressiche e bulimiche sono bravissime a mascherare il loro malessere; per chi ne soffre invece il difficile è accettare di avere quel problema: quando si arriva a questo stadio, grandi passi sono già stati fatti.

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Conosco una ragazza che era anoressica e bulimica, anni fa una degenza improvvisa in ospedale la mise di fronte a una serie di drammatiche realtà che le fecero riesaminare il suo stato e il suo malessere; lo vide, lo capì, lo accettò, fu fortunata perché molto spesso sono necessari lunghi periodi di sostegno psicologico per uscire dal buio dell'anoressia. Disse tutto ai suoi genitori che rimasero esterrefatti non avendo mai nemmeno percepito il problema; l'unica cosa che mi disse di aver detto loro fu questo: "Per favore, non voglio dirvi ora più di quello che vi ho detto, ma vi chiedo una cosa, adesso, in questo primo periodo che non so come farò a superare, vi chiedo solo di dirmi sempre, in ogni momento, che mi volete bene, che ci siete e ci sarete per me", fu difficile, ma ce la fecero, tutti insieme.

L'anoressia non è fame di passerella, è fame d'amore che in qualche modo, per qualche motivo, manca alle persone anoressiche in maniera più drammatica e devastante di quanto manchi, spesso, ad ognuno di noi.


20/11/2006, MG